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I tableaux dorés Nel 1955 Remo Bianco, negli Stati Uniti, conosce Jackson Pollock ed entra quindi in diretto contatto con l'action painting americana. Da questo incontro prende avvio la fase delle tele "gestuali" di Bianco, realizzate con la tecnica del dripping (il colore viene fatto sgocciolare direttamente sulla tela). Dopo questa prima fase Bianco procede a ritagliare la tela in piccoli quadrati, ricomposti successivamente su nuovo supporto secondo uno schema di ripartizione aritmica della superficie. Da queste prime esperienze prenderanno vita i tableaux dorés, dove non solo scompare la ripartizione aritmica della superficie in favore di una geometrica spartizione spaziale, ma anche il processo del dripping viene sostituito da un collage di foglia d'oro o d'argento su un fondo trattato ad olio o smalto. I tableaux dorés, esposti per la prima volta con grande successo a Milano nel 1957, costituiscono nella vasta produzione di Bianco il momento più propriamente pittorico. Per un artista votato allo sperimentalismo, come di fatto è Remo Bianco, la presenza costante a partire dal '57 nella sua produzione di questi tableaux, destinati anche a continue riutilizzazioni sia nel ciclo delle appropriazioni che in quello delle occasioni perdute e della gioia di vivere, sembra corrispondere non solo alla necessità di attribuirsi un marchio personale di immediata identificazione ("anche l'arte ha bisogno della sua bandiera" scriverà infatti Bianco nel '77) ma anche ad una sortadi "compromesso pittorico" dove trovano pacificazione, entro i materiali tradizionali della pittura, le istanze ideologico-culturali che sorreggono l'intera sua produzione. A ben guardare, infatti, l'operazione di misurazione razionale dello spazio che dà vita alla "griglia quadrettata" dei tableaux sembra discendere direttamente dalla concezione classica dell'armonia mundi, mentre le tessere assemblate con il collage, pur subendo il ritmo di questa struttura architettonica, sono prodotti di un'opposta concezione che discende nella prima fase dal gesto autonomo ed incontrollato del dripping fino a cristallizzarsi in questi elementi corrosi e accartocciati, luccicanti quel tanto che serve a determinare una profondità prospettica, in una sorta di neoromanticismo pittorico. (G. Belli, A. Marchionne, Remo Bianco, ed. Puntoelinea, Milano, 1987) |
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