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Performances & Researches Manifesto dell'arte improntale "L'arte dell'avvenire è posta sotto il segno dell'IMPRONTALE. IMPRONTA è tutto ciò che resta impresso nel nostro subcosciente; IMPRONTA della società stessa, in quanto immagine di tutti quei condizionamenti che l'essenza della vita oggi comporta. Dichiaro perciò che l'uomo non può evitare di essere IMPRONTA di una società che continuamente muta e ci circonda sempre di cose nuove. Per sfuggire ai fenomeni non sempre desiderati l'uomo dovrà impadronirsene, creando un'impronta che non sarà più l'oggetto, ma un qualcosa di conforme alla sua natura. Tutto ciò richiede un modo diverso di espressione che tenga conto di tutti questi presupposti. Dichiaro che le mie IMPRONTE sono una documentazione universale che catalogherà tutte le cose venute a contatto con me attraverso una realtà ridimensionata della verità attuale. Dichiaro che in un prossimo futuro gli uomini prenderanno le impronte per poter possedere la realtà che li circonda." Remo Bianco Manifesto della sovrastruttura "Quando scende la neve si impossessa di tutta la città. Le sculture all'aperto prima di essere dei loro autori cambiano la loro forma e sono scolpite dalla neve. Questo è un atto di appropriazione. Se passa un drappello di soldati in divisa: prima di essere uomini sono soldati: la divisa è un'appropriazione." Carrara, 1965 "Nel 1965, a Carrara, iniziavo un periodo che ho poi definito "sovrastrutturale". Cioè, attraverso una sovrastruttura ripetuta e riconoscibile, mi appropriavo di oggetti e vecchie sculture, personalizzandoli. Cominciava così una ricerca con varie diramazioni: Sovrastrutture, Appropriazioni e Occasioni perdute. Nel 1969 mi sono servito del modulo dei miei quadri dorati che avevo trasformato anche in bandiere, come di una specie di marchio o sigla personale, araldica, sovrapponendolo a riproduzioni di altri artisti, riviste o illustrazioni già esistenti, mettendo ad esempio la mia bandiera fra le bandiere di altri paesi ad una manifestazione internazionale; oppure mettendo un mio tableau come sfondo di un celebre personaggio sulla copertina di una rivista; oppure cambiando l'aspetto di un piano urbano con delle sostituzioni immaginarie (sostituzione del campanile di S. Marco a Venezia, 1972). Ho cercato di inserire il mio motivo d'arte là dove la vita e la realtà lo rifiutano, ricordando a tutti che l'arte ha bisogno della sua bandiera." Remo Bianco Brera per Bianco "Ho sempre sognato un'anti-accademia proprio dove adesso ci sono gli uffici della Dalmine: un grande fabbricato asettico e realista dove gli studenti, usciti definitivamente dall'Accademia di Brera, intraprendessero un nuovo corso di vita pratica per conoscere finalmente il modo di difendersi, e difendere la loro posizione di artisti, in una società che lascia poco spazio alla creatività ed al "contenuto". Questa anti-accademia dovrebbe definitivamente selezionare i predisponibili ad uno scontro diretto con la vita, facendo così risparmiare moto tempo e molti sogni a tutti quelli che vogliono vivere la vita come un sogno. Sono il primo a riconoscere di aver "fallito" il mio esperimento di artista ma, se anche volessi chiarire i punti magici del mio fallimento, non saprei a chi rivolgermi dato che all'Accademia di Brera non sono mai stato invitato per un incontro e che la Dalmine esiste già, ma per un altro scopo più pratico. Mi rimane perciò il "mercante", galleria (mercato) che mi ospita e mi permette, con il mio disordine, un'appropriazione del suo spazio. La mia megalomania (modesta in questo spazio) trova pertanto, come su un balcone aperto sulla via, la possibilità di scambiare, forse, quattro chiacchiere con qualche giovane sulle nostre esperienze." Remo Bianco
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