Le appropriazioni
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Verso il 1965 si apre per Bianco un periodo di ricerca più propriamente concettuale affinato ad una serie di opere facenti parte del ciclo delle appropriazioni: ancora una volta l'operazione estetica non consiste nella creazione di forme ex-novo ma piuttosto nell'appropriazione di oggetti, persone, situazioni, cose, dati nella realtà.

Al ciclo delle appropriazioni appartengono le "sovrastrutture", le "occasioni perdute" e le "bandiere". Nelle sovrastrutture Bianco interviene sulla realtà, da lui scelta come possibile dimensione estetica, imprimendole "una specie di marchio o di sigla personale" che destina gli oggetti ad appartenergli per sempre. Il processo di appropriazione si realizza così o con la sovrapposizione di uno strato di neve artificiale (la neve era già stata intuita peraltro verso il '52) che trasforma oggetti, sculture o persone in nuove "presenze" nella realtà, o attraverso le trafitture cui Bianco sottopone vecchi oggetti ritrovati o sculture offerte alla sua curiosità, appartenenti a stili ed epoche diverse, secondo un processo di appropriazione dove la neve artificiale lascia il posto ai cunei conficcati nello spessore nelle sculture.

E qui l'operazione di appropriazione, pur realizzandosi sempre entro una sfera ludica, sembra trasformare l'ironia della neve artificiale in un gioco della crudeltà. Accanto a queste sovrastrutture si possono porre anche i bianchi marmi riscaldati da resistenze elettriche, che sono concepiti, sempre all'insegna di un intento demistificatorio, per dilatare le possibilità di comunicazione dell'opera attraverso forme di fruizione in cui vengono sollecitate le diverse facoltà sensoriali.

E non è un caso che tutte queste particolari esperienze, nate da una volontà di sovvertimento dei linguaggi tradizionali, stabiliscano puntuali e precisi riferimenti con la situazione storica nella seconda metà degli anni sessanta. Pur se cronologicamente più tarde, si collocano infatti verso gli anni '70, anche le cosiddette "occasioni perdute" che costituiscono un filone nella ricerca intrapresa da Bianco con le appropriazioni. In alcuni casi l'artista utilizza una tessera tratta dalla scacchiera dei tableaux dorés sovrapponendola, come una sigla personale. a riproduzioni di opere di altri artisti, copertine di riviste o immagini fotografiche tratte da diversi giornali. In altri casi invece Remo Bianco, con un fotomontaggio, inserisce il suo tableau doré, diventato bandiera, nella realtà riprodotta dalla fotografia, in altre occasioni la bandiera viene issata tra quelle di altri paesi o collocata negli spazi di rappresentanza di edifici ad indicarne simbolicamente l'avvenuta appropriazione.

Anche il fotomontaggio che gli permette la sostituzione di elementi architettonici dati nella realtà, con l'inserimento di nuove strutture architettoniche date dall'immaginazione, come nel caso del campanile di S. Marco a Venezia sostituito da una torre di carte da gioco, può essere ascritto al ciclo di ricerca delle appropriazioni. Ancora una volta dunque l'appropriazione genera la riconquista di uno spazio per una presenza nell'artista in una realtà che viene smontata e ricomposta secondo modelli dell'immaginario, che permettono uno straniamento ironico dai funghi comuni prodotti nei modelli culturali dominanti.

(G. Belli, A. Marchionne, Remo Bianco, ed. Puntoelinea, Milano, 1987)